Scrivo poco. Mi serve a marcare il tempo. Una specie di quei diari dove tieni il conto, o dei chili persi, o - come facevo! è vero! - dei cc di latte (il mio!) che riuscivo a portare al reparto dei prematuri dove è stata FF (la mia figlia femmina) per tutto quello strano febbraio coi mandorli fioriti.
Funziona, devo dire. Ho sempre avuto paura di perdermi i passi, le cose di cui si riempie e consuma il mio tempo: così invece, a rileggere, quelle volte che passo di qui, qualcosa ritrovo.
Ma soprattutto, mi piace la prospettiva, come quando su di un foglio bianco cominci a disegnare una strada, e trovi il punto di fuga, e te la vedi ancora da percorrere, tutta in avanti, non mai all'indietro.
Va bene così, per il momento.
E poi, se ci penso mi piacerebbe davvero se qualcuno un giorno si ricordasse di me come ..." ma chi, la cri? ... lei si salvò ridendo ....! "
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