sabato 29 marzo 2014

Ogni giorno, le stesse scale...

Non credo sarà comprensibile nulla, mai, a nessuno, di quello che vivo in questo periodo.
Volessi lasciarne traccia, dovrei dedicare tempo alla scrittura.
Nelle discussioni, nei racconti a voce, la descrizione delle situazioni si fa scialba, anonima, tutto già visto e già sentito, chi ascolta recepisce coi filtri dell'esperienza personale, e quello che significa per me, un aggettivo ad esempio, non vale per l'altro tanto quanto.

Ad esempio adesso: come descrivere questa sensazione che ho, di non essere sola, di avere ancora l'idea che possa esserci qualcuno, di là, con il quale finire un discorso cominciato, lasciato in sospeso, ma ancora lì, bisognoso di arrivare alla fine...
Invece sono, sola. DEL TUTTO definitivamente sola. Per oggi. E domani sarà di nuovo. E poi ancora nei giorni a a venire. Una quotidiana apocalissi/discesa all'inferno.

Il tipo di ieri mi chiedeva un elenco, di brutture.
Non sono riuscita a farglielo.
"beve?" "si droga?" "da quanto non avete rapporti?"

"no". "no". "...".

mi serve di trovare le parole per descriverlo, questo deserto.
poi, magari, anche di provare a capire perché, ho deciso di attraversarlo, e così a lungo. Ma poi, non ora.

mercoledì 19 marzo 2014

com'è umano, lei ;-)

Lo fai sempre.
Dacché ti conosco.
Ogni volta che ti arriva esplicito un ti amo.
Metti i paletti.
Rispieghi le regole.
“Si gioca così” mi dici.
“Io sto con ***.  Noi due giochiamo. Se ti va di giocare. Sennò no.”
 ...

sabato 15 marzo 2014

gli ultrasogni :-)

che una dice: " i sogni...".
I sogni, si. L'unica cosa che penso in proposito, a "x"'anni, è che il nostro cervello di notte resetta, mette ordine, cestina e archivia, proprio così come ci ha insegnato a dire l'abitudine a usare i computer.
Ricordare, al mattino, o non ricordare, dipende dalla dolcezza del risveglio, o dalla frequenza dei - plurale - risvegli - notturni importuni.
'Sto sogno qui me lo ricordo; ha fatto così, per resistere e sopravvivere ed approdare alla luce del sole: a un certo punto ha messo come una mimetica, una finzione nella finzione nella quale dormendo mi dicevo: vabbè ma è stato un sogno, mi mettevo tranquilla, e poi però è ri-ritornato, sogno burlone, raccontandosi "no non era un sogno, è successo davvero!".
un vero furbetto, un "ultrasogno" quasi, tant'è che ora da sveglia me lo ricordo benissimo... :-)

via l. *****, cortile.
una macchina che assomiglia alla mia prima, più nel colore che nella forma
atmosfera da pre-gita, si aspetta tra amici altri amici che tardano
b insofferente, vorrebbe non essere lì, non essere costretto a esserci

arrivati tutti, si va (non c'è una meta)
macchine diverse
si concorda un itinerario

in macchina avviso b, che guida, che dobbiamo fare una deviazione
bisogna COMPRARE IL PANE
b si infastidisce l'aria scoppia della sua insofferenza

ci troviamo in cima a una discesa ripidissima
intanto che guida b dà di matto
io sono seduta dietro di lui, ho le gambe bloccate da un peso ma non so cosa sia
accanto a me un collega
al posto accanto al guidatore nessuno

la macchina prende velocità

capiamo tutti che b di lì a poco si getterà fuori dall'auto

abbiamo la convinzione di poter evitare il peggio
"che ci vuole?, saltiamo alla guida e recuperiamo"
TUTTI, la pensiamo così

poi b salta fuori davvero
la macchina è molto veloce la discesa accentuatissima

allora io scopro che non posso saltare fuori
sulle mie gambe è seduta mia cugina
il peso è lei, scrollarmela di dosso mi rallenta

a rilento ma saltiamo. chissà perché convinti che il modo più veloce di riprendere il controllo sia uscire e rientrare nell'auto in corsa dagli sportelli anteriori
ma la macchina schizza giù, accelerando
e ci sfugge, vuota

in fondo una curva
la guardiamo andare dritto e precipitare sfasciandosi nei prati

siamo tutti fuori
ma non c'è b

ero io che sognavo ma sentivo per quattro.

fantastica cosa sognare.