sabato 31 dicembre 2011

2012?

Che qui son tutti a cercare di mettere nero su bianco i desideri e io non ne ho o sono troppi o sono minimi.
Però dicevo, se anche il 2012 fosse come il 2011, mi andrebbe bene. E' questione di misure, bicchieri o mezzi vuoti o mezzi pieni. Finchè il bello mi riesce di ricordarlo, il brutto lo getto nel cestino dell'umido e me lo dimentico, oppure lo imbelletto un po', cipria chiara e rossetto come a una vecchina degli anni sessanta, e lo metto da parte. Ed in ogni caso mi va di culo. Grazie, auguri, e baci.

venerdì 23 dicembre 2011

non rileva

non mi piace fare le cose da sola. mi piace condividere. mi piace fare insieme. non tutto, ma un bel po' di cose, si. tipo, chessò, scegliere insieme dei regali, pensare a una festa, leggere lo stesso libro, parlare.
e invece più mi manca, di averci qualcuno con cui farle, più resto da sola.
ah vabbè, si, sarei sposata. ma mi sa che è un dettaglio. ininfluente.

sabato 17 dicembre 2011

Ridendo

Scrivo poco. Mi serve a marcare il tempo. Una specie di quei diari dove tieni il conto, o dei chili persi, o - come facevo! è vero! - dei cc di latte (il mio!) che riuscivo a portare al reparto dei prematuri dove è stata FF (la mia figlia femmina) per tutto quello strano febbraio coi mandorli fioriti.
Funziona, devo dire. Ho sempre avuto paura di perdermi i passi, le cose di cui si riempie e consuma il mio tempo: così invece, a rileggere, quelle volte che passo di qui, qualcosa ritrovo.
Ma soprattutto, mi piace la prospettiva, come quando su di un foglio bianco cominci a disegnare una strada, e trovi il punto di fuga, e te la vedi ancora da percorrere, tutta in avanti, non mai all'indietro.
Va bene così, per il momento.
E poi, se ci penso mi piacerebbe davvero se qualcuno un giorno si ricordasse di me come ..." ma chi, la cri? ... lei si salvò ridendo ....! "

sabato 12 novembre 2011

ma anche no

"... ti trombo da XXXXXXX'anni (...) Vorrai, sì, che me ne accorga, quando vieni? ..."

martedì 27 settembre 2011

SOMETHING'S HAPPENED

Una specie di riassunto.
Ricapito da queste parti alla ricerca di un account gmail ("...ma non ne avevo già uno? vediamo se gmail mi riconosce...Si! Ci sono già! Che tonta :-) ...e la pw? vediamo... potrebbe essere...? ...Si! E' lei! ohhh ecco! ma allora ce l'ho già, un account co' 'sta ggmeil... ").

Qualcosa è successo. Del tempo è trascorso.

L'esito positivo dei referendum.
L'esito positivo delle analisi.
La fine della scuola.
Le vacanze insieme con lui anche se lui ora sa.
La merda del lavoro.
La fine delle vacanze.
Le mie case. Quelle che non abito più. Quelle che abito ancora.
Mi reclamano entrambe, ognuna a modo suo.
Non vederti.
Non vederti.
Non vederti.

mercoledì 8 giugno 2011

un pensiero per la corte (costituzionale)

un elenco dei mestieri che non ti costringono a stare sotto padrone.
se provi a cercare trovi poco: forse solo il contadino. ma il contadino che ha la sua terra che gli basta per guadagnare il necessario per vivere, no il grande che ha tanta terra o tanti animali, che poi anche lui deve avere a che fare oltre i limiti con burocrazia, grossisti di prodotti etc.

sotto padrone: intendo sotto ricatto.
politici? no figuriamoci
professionisti? no il cliente ha sempre ragione e le pubbliche amministrazioni se non le olii non ti fan lavorare
dipendenti pubblici? no serve un padrino sempre
piccoli e grandi imprenditori? no il mercato, le pubbliche amministrazioni
dipendenti privati? no ma quando mai devi mangiare

ah si, ecco: un altro mestiere che se lo fai bene sei libero sempre e davvero: il giudice.

giovedì 2 giugno 2011

VOGLIO

io voglio andare a votare ai referendum
voglio esprimere quattro SI
voglio che giorgio napolitano prenda atto che il governo non ha maggioranza
(anche se la libertà di voto ultimo escamotage proprio questo vuole,
che non si possa attribuire al risultato referendario un valore di giudizio politico di dissenso)
voglio che si sciolgano le camere
voglio vedere questi - tutti - uscire a testa bassa dal parlamento tra due ali di folla silenziosa
ma una folla però
(che io prendo l'aereo e ci vado, a roma, apposta)
voglio tornare a votare
e voglio tornare a votare solo quel partito che si impegnerà
nel modo più credibile e realistico
a fare per prima cosa una nuova legge elettorale
voglio votare cioè
solo per chi si candiderà
sapendo che da lì a poco dovrà lasciare la poltrona
per fare posto ad un eletto vero

lunedì 30 maggio 2011

pro-memoria

29/05/2011.
- hai votato per il tuo sindaco: c'era una telecamera del tg regionale e chi ha visto il tg delle due ha visto te che sorridevi e imbucavi. al seggio uno degli scrutatori lo conoscevi: la signora è persona conosciuta! sorrisi e abbracci e come stai e vediamoci e ciao.
- hai comprato 11 rose bianche e 3 ortensie, bianche anche loro: ti piace che quando la tua casa si apre lo faccia sorridendo, anche da un vaso blu.
- hai pettinato e vestito di nuovo mamma, che basta con queste vestaglione stasera è festa, e lei è stata dolce e sorridente e vabbene come dici tu cri, però tienmi che con queste scarpe lucide perdo l'equilibrio.
- la lei grande ma piccola che ha aggiunto al taglio nuovo e grintoso e fortemente voluto oltre ogni ragionevole consiglio un pantalone skinny il tacco una maglia scollata un trucco che brava ma dove hai imparato a truccarti così, leggero. lei che la sera prima mentre provavi i tuoi vestiti nuovi ti diceva ridendo mamma io ti batto. eccome, amore mio.
- lui piccolo e basta invece, bianco e blu e tutto bianco frate sopra, con il nodo del cordone a destra e il giglio gigante a sinistra correva rincorrendo un pallone di nascosto ma non ha inciampato e non ha sbagliato nulla ed era attento e allegro.
- poi internet e qualche info a casaccio. sintomi, possibilità. pensi che ti basterebbero, se fossero anche cinque o dieci, gli anni, ma chissà le statistiche.
- poi, pure, uno che scrive, ma non a te.

martedì 17 maggio 2011

il gioco al contrario

i miei figli entrambi in salute
una casa mia nuova
un altro lavoro\lo stesso lavoro altrove
abbastanza soldi
notti in armonia con i giorni o meglio viceversa: giorni che la realtà è uguale ai sogni

il gioco al contrario è indovinare la domanda di partenza
P.S. al vincitore premio personalizzato...

domenica 8 maggio 2011

regali

Sarà che è tornato maggio. Sarà la luce, o i rumori/odori/silenzi - le pause - di certe giornate. O che per farti compagnia ritorni ad alcune vecchie cose. Insomma digiti p a z sulla tastiera. E internet ti fa un regalo. Una cosa che non avevi mai incrociato. Allora rrridi. E ti viene voglia se possibile di condividere. ancora. e ancora. e ancora.

sabato 7 maggio 2011

dei bravi papà

Vivere in una città di provincia, piccola e nemmen tanto popolosa, consente ritmi di vita accettabili. Non è in automatico slow, o almeno non tutto e non sempre, ma certo dentro allo stesso numero di ore ci puoi fare stare molte più "cose" di quanto non si possa in una metropoli, per la brevità dei tempi di spostamento da un luogo all'altro della vita quotidiana.
Tra le cose che riesce fare, c'è anche quella di poter dormire un po' di più, al mattino, perchè tanto andare al lavoro è dieci minuti, al max.

Poi ci sono i bravi papà.

Questi stranissimi individui che usano alzarsi con una mezz'oretta d'anticipo rispetto a quel che gli servirebbe (potrebbero anche  - volessero - andare al lavoro a piedi, uscire di casa lenti e giornale e caffè, oppure andare a correre, o pisciare il cane, ma non lo fanno, anche perchè han fatto voto "gli animali in appartamento? mai! sarebbe da egoisti!") per far colazione ai pupi, svegliarli, soprattutto fargli ripassare la lezione che ieri, tra un gioco al pc e la palestra, hanno a malapena provato a memorizzare.
Le di  loro casuali conviventi coadiuvanti nella produzione di prole, non connettono ancora, anelano -  occhi appiccicati e camminata lenta - al miraggio della tazza col caffèllatte e i biscotti secchi dietetici, che loro - i bravi papà - già si confrontano coi confini dell'emilia romagna - a nord con, a est con, a sud con, a ovest con - le produzioni dell'agropontino e - come oggi - le gesta di giulio cesare. Che anche i pupi svogliati capiscono che caio iulio ha fatto grandi cose e con intelligenza.
La signora in vestaglia - che sciroccata lo deve essere davvero - chissà forse rivedere "non ti muovere" sino a tarda notte qualche responsabilità ce l'ha - pensa: "ma perchè non ce lo devo avere, io, un capo del governo che studia storia, e non alza la testa dai libri, e non trova pace nè sonno nel ricercare nell'esempio di chi già c'è stato una strada un progetto di futuro qualcosa che non sia solo il suo interesse personale ma quello di tutti e se non di tutti quello del maggior numero? che insomma studi e ricerchi e lavori per gli altri e non per sè. Perchè non devo andare a dormire con questa certezza? perchè io devo fare del mio meglio e lui no, e chi con lui ci governa no?
E perchè nessuno o quasi se ne meraviglia? e quand'è che abbiamo deciso di restare così, pessimi?".

martedì 3 maggio 2011

miracles

Tipo: tre ore. A discutere. Anzi no: tre ore passate ad ascoltare, macinando pensieri, concentrata su quello che veniva detto. Anche un po' legnosa, non sono sicura di avere lasciato entrare tutto quello che il gruppo respirava. Cioè, credo, almeno: che poi alla fine scopro sempre di essere rimasta l'unica a prendere sul serio certi discorsi, e di essere una delle poche che almeno ci prova, a non autoriferire tutto quello che viene detto.
In questo posto di lavoro a volte ci lasciamo andare alla voglia di dire messa: si dipingono scenari apocalittici, ci si colloca al centro esatto di tutto l'universo creato, si chiamano pentimenti epocali, si paventano disastri all'altezza delle piaghe d'egitto, si chiude con la speranza di una sempre rinnovata riconciliazione, che il nemico fuori pressa e bisogna serrare i ranghi.
Ma io nella mia vita non ci sono mai riuscita, a prendermi così tanto e convintamente sul serio.
Figuriamoci se imparo ora.
Sono fuori, lo capisco.
E non ho voglia di abbassare una difesa che sia una; voglio restare coriacea per sempre.

E capisco, di più, se necessario ancora più profondo, che è un miracolo, quello che ti ha messo dentro la mia vita di adesso.

lunedì 2 maggio 2011

fotosciòp

"vai che con fotoshop ce ne siamo un mucchio, più bravi"

non so, photoshop non lo uso.
mi fa effetto che il presidente degli stati uniti possa così platealmente dire "abbiamo ucciso" oppure "li ho mandati là e l'ho deciso io che potevano sparargli un colpo in testa".
mi fa effetto che tutti indistintamente battono le mani.
che fuori da ogni camuffamento si dica, praticamente: siamo noi la sicurezza del mondo, non ci sono leggi, non servono i tribunali, quelli che fate finta di crederci ancora siete dei poveri fessi.
siamo oltre orwell.

f.to: una poverissima fessa

sabato 30 aprile 2011

Stanca

Sono così stanca.
Quando sono stanca così sono un legno. Ho i pensieri fermi, una sordina di preocupazioni latenti. Rido senza ridere. Pratico il distacco. Mi capita sempre di reagire così, a delusioni forti. Entro in uno stato come di stordimento. Sarà bene abbandonare l'idea che l'età adulta arrivi a proteggere da certi ceffoni.
Sarà bene pure abbandonare l'idea che esistano persone - poche - leali, o disinteressate.
Poi: devo andare a scuola di invidia. Che io non provandone quasi del tutto e per nessuno, non me ne accorgo, quando l'invidia degli altri mi cresce intorno. E non mi difendo. Mai.
Penso di dovere cominciare a sognare cose nuove, far partire progetti ..."cazzuti", come dice mia figlia.
Ebbasta di essere sempre così, buona e dialogante. Che non se ne fa niente nessuno. Sperimentarmi in altre "modalità"...

giovedì 14 aprile 2011

lingua italiana

scémo    [ʃ'ʃemo]
p.pass., agg., s.m.

agg
sciocco, deficiente
agg
da persona sciocca
sm
persona sciocca

al femminile: scema.

(e se fosse semplicemente questo, quello che mi vuoi dire?)

martedì 12 aprile 2011

primo e secondo tempo. post lungo, cioè

Nel volgere breve di meno di ventiquattr'ore sono venuti a mancare, nel senso di morti deceduti (non mi piacciono tanto i giri di parole in questi casi), rispettivamente, la mamma e il papà di due miei cari amici.
Due funerali dunque.
La chiesa  è un'istituzione classista.
Sei signora di circoli, "moglie di...", "madre...di"? allora è doveroso: minimo tre officianti, di cui uno si sentirà tenuto a gratificare i familiari, a fine rito, della descrizione dettagliata dei segnali sublimi della tua tardiva conversione, poi qualcuno di riconoscibile che accompagni l'organista cieco alla tastiera dell'organo ottocentesco testè restaurato, i volumi di tutto al massimo, uomini in nero alti e abbronzati, che, reggendola, la tua bara la alzano una bella spanna sopra tutte le teste. No proprio: perchè sia chiaro.
Non lo sei? hai condotto una vita onesta, allevato figli onesti e sfortunatissimi, hai amato riamato tua moglie per più di cinquant'anni? ti accompagnerà un francescano bassino grassottello sincero, di eloquio stringato, gli amici di tuo figlio a sorreggerti la bara, musica, forse, ma registrata. Al tuo funerale poche pompe e molti sorrisi. Soprattutto tutto rapido, niente soffermarsi dolorosamente compiaciuti. Via via, andare, che dopo c'ho i ragazzini del catechismo.
(sarò strana, ma poche cose come un funerale mi rendono la sensazione della vita)

In più, pensavo: alla mia età, all'età degli amici di più lunga data che frequento, è normale succeda, di perdere i pezzi più vecchi della famiglia: mi sa che è cominciato il giro.
Ma il dolore sordo della mia ex compagna di classe, che piangendo, mi diceva - a proposito della scomparsa della mamma - "adesso è cambiato tutto",  non lo sentivo mio, mi è risuonato estraneo.
Io, che la mia mamma la tengo con me perchè è vecchietta ed è come tornata bambina, non lo dirò, "è cambiato tutto ora che non c'è"; e so anche perchè: perchè da figlia di genitori considerati "anziani" (per l'epoca: 41 mia madre, 56 mio padre) me lo sono rivissuto centomille volte, il momento in cui non ci sarebbero stati più. Mille volte. Tutto tutto già visto immaginato pianto.
I miei coetanei invece no. Per loro è inaspettato, sempre.

Che poi invece oggi le mamme di quarant'anni sono la norma, o quasi. E anche i papà di sessanta, non stupiscono. E infatti i miei erano davvero i genitori più "moderni", tra quelli del mio gruppo di amici.
E insomma, sono contenta.

 

domenica 10 aprile 2011

rivelazioni

Il mio parrucchiere mi odia.
Se ho un appuntamento, arrivo sempre in ritardo. Oppure arrivo senza appuntamento. Oppure arrivo in orario di chiusura. Mi conosce da vent'anni, però, e praticamente ormai ci fa affidamento, sui miei ritardi. Poi sono anche una che si mette lì ed è capace di stare zitta, chessò, servono dodici ore? dodici ore. Basta mi diano da leggere. Divoro paccate di settimanali femminili, quelli da un chilo tutta pubblicità, e giornaletti gossippari, che così recupero sul versante pettegolezzo, ché la settimana me la passo chiusa tra quattro mura le scadenze l'abitacolo della macchina qualche "mangia!" "corri!" "vestiti!" "studia!", qualche telefonata alla mia amica e stop. 
E, a parte che ogni volta mi riprometto di mangiar meno perchè più magre, cavolo, ci si veste meglio, c'è poco da dire: in genere l'effetto è buono e svagante, i pensieri pesanti retrocedono e si aprono spazi.

Stavolta però. Chi l'avrebbe mai immaginato. Ho capito!
Quasi meglio di saulo/paolo sulla via di Damasco! Meglio che una folgorazione alla terzani dopo mesi di meditazione in cima al monte più alto del mondo, laddove che la mancanza di ossigeno ti costringe ad attivare al massimo i neuroni.

Ho capito che un paese dove c'è un povero stronzo al quale è consentito, dietro - immagino lauto - compenso, non solo pensare e scrivere, ma anche pubblicare cose tipo questa, su un settimanale ad alta tiratura senza riguardo o capacità o onestà intellettuale (e non vado oltre, perchè mi verrebbe da esagerare ma in quanto povero stronzo a caccia di pubblicità non se lo merita nemmeno) E' DAVVERO PIU' UN PAESE SENZA SPERANZE. 

(che poi: una spera sempre, anche di fronte ai fatti più catastrofici, come faceva vedere gramellini ieri sera, perchè non si può rinunciare al pensiero che il bene prima o poi possa vincere. Ma poi ci sono le cose piccole come questa, che ti rimettono con i piedi per terra...)

giovedì 7 aprile 2011

si vota

La città dove vivo è sul punto di rivotare per il Sindaco.
Si arriva da cinque anni di centrodestra.
Questi cinque anni hanno prodotto cinque sei sette rotatorie, centri commerciali, una terribile lottizzazione a corrodere i margini di un territorio parco naturale in pectore, accordi coi costruttori, desertificazione del centro storico, centri commerciali, teatri e biblioteche chiusi da sempre, cinema a sparire, verde a sparire, notti bianche feste e festicciole, centri commerciali, mega parcheggi sotterranei pensati per decongestionare ma scavati sotto ai palazzi del centro, quindi destinati all'inverso a congestionare (e peraltro mai aperti), no trasporti pubblici, no nidi, no edilizia scolastica, cantieri e promesse di cantieri, ad oltranza, perche "grande" è solo ciò che occupa spazio, no tutela del territorio, si prostituzione a riempire le case vecchie che nessuno ristruttura, così poi si comprano a poco, e un porto nuovo di fronte al nulla e barche e  "ma hai visto chi c'è? il figlio di gheddafi!" "fantastiche queste banchine" "meglio delle spiagge di prima" "suggestive queste luci blu" "sembra rimini" and so on.
Poi però dietro alle siepi dentro le aiuole sotto alle palme ammosciate dal punteruolo gli ambulanti abusivi a dormire sui cartoni, il piscio e la puzza e le mosche, a un metro dalle signorine in minigonna e calicino spumantino tra le mani.
Lui - l'uscente - ovviamente si ripresenta.
Giovane, ignorante q.b., grezzo chepperò ti scatta l'identificazione: non ti pare, poi, in fondo in fondo, tanto meglio di te, ti dà l'idea che potresti in qualunque momento entrare nel giro,  l'amico per definizione, e per questo lo voti.
Troneggia tronfio da quasi due mesi dai manifesti: posa sbracata sicura, cravatta per traverso, pare dire "io può".
Lui che gli si contrappone, invece.
Intanto tutto il CS, che non è poco. Poi anche la società civile, per intenderci soprattutto insegnanti, precari ad alta scolarizzazione sul filo dei quaranta, professionisti, gente d'arte e cultura, giovani, studenti.
Ha scelto una campagna sottotono: molte belle facce pulite, prima, poi la sua e pochi ma significativi messaggi, cose semplici e sensate:
"credo fermamente che il nucleare non sia il futuro"
"credo nella solidarietà per lenire le ingiustizie sociali"
e via così.

Fermamente. Lenire.
lo voterei anche solo per come mostra di rispettare l'italiano. 

DOVETE ANDARE VIA. ORA!

- "GELINDO CERVI SONO IO"
- "..."
- si si
- "..."
- diecimila magliette taglie varie, bandiere un milione
- "..."
- fondo rosso, naturalmente
- "..."
- servirebbero prossima settimana, comincia la rivoluzione di pace
- "..."
- ok grazie, attendo vostre


click.

martedì 5 aprile 2011

per esempio succede

Che un pomeriggio di aprile inaspettato ci ritrova in due, in macchina, da soli. Dopo un'esagerazione di tempo che non succedeva. Destinazione una mostra-mercato d'arte moderna, alla quale ci è venuta voglia d'andare. Cioè, me lo hai proposto e ti ho detto si, e tu non te lo aspettavi. La giornata merita, è bella, c'è il sole, vale la pena uscire. In macchina poco da dire: lato passeggero, lascio scorrere via il paesaggio, che conosco e amo. Penso a quando sarà, che potremo sostituire questa strada lunga e pericolosa con una più sicura bretella autostradale, ma mi raffiguro i politici cui l'ardua missione è demandata, e cancello l'idea. Entrati, conosciamo la titolare di una delle gallerie invitate ad esporre. Ci intratteniamo. Guardiamo i quadri. Nello stand accanto altri quadri, la galleria è una galleria di Barcellona, gli artisti spagnoli. Ci troviamo a guardarne uno, decidiamo di comprarlo. Poi torniamo di là, ne scegliamo un altro; questo però costa davvero e qualcosa si contratta. Ma va in porto.
Come se davanti a noi ci fosse un tempo lungo ancora una casa da condividere per sempre.
Dentro di me voci come sotto anestetico.  Ma quante volte, e quanto piccole, ci si sposa di nuovo, dentro a una relazione che dura?

sabato 2 aprile 2011

fuori tempo e basta

Perché quando è, il tempo di aprire un blog?
A leggere qui è lì, sul web, mi sembra di avere già saltato tutti i momenti “utili”, nella vita di un essere umano di sesso femminile: quando mi preparavo al matrimonio (ma allora internet forse non c’era ancora, di certo nessuno ancora aveva inventato un web-log, figuriamoci poi da adolescente), la prima gravidanza, la maternità, la seconda, la “donna moglie mamma che lavora”, il mini impegno nella dimensione del collettivo, il lavoro, il lavoro, il lavoro...
Quando, dunque?
Molti dei blog che leggo – saranno un due, tre anni al  massimo - capisco sono nati dalla necessità di prendersi cura di se stesse/i: ebbene ma la mia psi dice che, con me, non ci guadagnerà mai nessuno, dei suoi colleghi (lei è della mutua), perché c’ho come un difetto di fabbrica che associato alla poca memoria mi salva dallo scoramento profondo.
Che poi, a furia di sbirciare quelli altrui, ho capito pure che serve un narciso robusto e complessivamente pacificato, e che i più belli restano quelli che riescono a fare, di un’esistenza vera, una storia a puntate, che poi diventa una sorta di "dipendenza" leggere. Tipo soap(opera).
O come tornare a ritrovarsi dentro a un monitor e dirsi: “ho visto tutto quello che c’era da vedere, lì fuori, ma non mi piace tanto, preferisco qui”.
Oppure che si hanno un mucchio di cose serie da dire.
Boh non so. Forse ci sono solo due cose e basta: esprimersi, e scrivere. Per ora questo. Poi si vedrà.