martedì 16 dicembre 2014

sorprese

ah si. come quando partoristi FF di 30 settimane.
che non te lo aveva detto nessuno, che i figli si potevano anche partorire prima del tempo.
ed ecco che: una babiminiminuscola figliola in termoculla. alè.

così ora: e chi mai avrebbe potuto immaginare, o anche suggerire...che per es una delle spiegazioni possibili, alla freddezza, al distacco, alla mancanza di coinvolgimento, alla mancanza di intimità - tutto, tutto quello che ti ha fatto soffrire, in questi anni, potesse essere: gli piacciono gli uomini ma non ha il coraggio di dirlo nemmeno a sè stesso?

GLI

PIACCIONO

GLI

UOMINI

cioè, ti tromba. ok. a volte ti  lecca pure. ti dice che gli piace, quando sei liscia e glabra come una ragazzina prepubere.

però: quando ti mette ( anzi, quando ti metti, perchè a te piace) a novanta, in verità
sotto sotto
nei suoi pensieri
negli occhi chiusi
sotto le sue mani

nel suo venire stranamente prima, del solito

pensa alle spalle PELOSE di un ragazzo.
ai fianchi stretti e a un culo, coi peli.



la cosa peggiore ( o solo buffa) è che anche a questo, si sopravvive. la vita è come quella cosa di dante, che a nessuno che ama perdona amare. non ti è perdonato, di vivere.

martedì 15 aprile 2014

Non va bene niente, no no.

Bah. Ma che senso ha? E ora?

Tutte le chiacchiere sulle quote (rosa).
Su se e quanto si possano tollerare come misure temporanee, finalizzate a recuperare gli spazi della rappresentanza presidiati dai maschi di potere, sempre e dovunque, senza vergogna - e a dire il vero senza nemmeno troppa resistenza, da parte delle donne.

(ogni singolo minuto di silenzio sull'obiezione ipocrita dei medici che a gratis, no, ma, a pagamento, si.
tutti gli occhi chiusi su come e quanto accoglie, l'italia, la speranza di vivere che ci regalano, all'approdo, i gommoni zeppi di donne e di uomini, se va bene stremati da fame e maldimare, nemmeno fossimo un grande paese.
quelli che la vita delle persone non sono fatti loro, e piano piano la finiscono, come leccandosi un cono gelato.)

tre signore di potere hanno accettato di fare lo stesso lavoro di tre signori per un quarto del prezzo.
con ciò contribuendo a ripulire la faccia di chi non ha avuto il coraggio (aka:. ritenuto conveniente e politicamente utile) rompere quegli equilibri nei luoghi simbolici nei quali andava fatto.

Che coglione, 'ste signore. Io grazie non glielo dico. A nome del "genere", proprio no.

p.s.: maaa.... menichini e filippo facci... sono la stessa persona? si, vero? ;-)

sabato 29 marzo 2014

Ogni giorno, le stesse scale...

Non credo sarà comprensibile nulla, mai, a nessuno, di quello che vivo in questo periodo.
Volessi lasciarne traccia, dovrei dedicare tempo alla scrittura.
Nelle discussioni, nei racconti a voce, la descrizione delle situazioni si fa scialba, anonima, tutto già visto e già sentito, chi ascolta recepisce coi filtri dell'esperienza personale, e quello che significa per me, un aggettivo ad esempio, non vale per l'altro tanto quanto.

Ad esempio adesso: come descrivere questa sensazione che ho, di non essere sola, di avere ancora l'idea che possa esserci qualcuno, di là, con il quale finire un discorso cominciato, lasciato in sospeso, ma ancora lì, bisognoso di arrivare alla fine...
Invece sono, sola. DEL TUTTO definitivamente sola. Per oggi. E domani sarà di nuovo. E poi ancora nei giorni a a venire. Una quotidiana apocalissi/discesa all'inferno.

Il tipo di ieri mi chiedeva un elenco, di brutture.
Non sono riuscita a farglielo.
"beve?" "si droga?" "da quanto non avete rapporti?"

"no". "no". "...".

mi serve di trovare le parole per descriverlo, questo deserto.
poi, magari, anche di provare a capire perché, ho deciso di attraversarlo, e così a lungo. Ma poi, non ora.

mercoledì 19 marzo 2014

com'è umano, lei ;-)

Lo fai sempre.
Dacché ti conosco.
Ogni volta che ti arriva esplicito un ti amo.
Metti i paletti.
Rispieghi le regole.
“Si gioca così” mi dici.
“Io sto con ***.  Noi due giochiamo. Se ti va di giocare. Sennò no.”
 ...

sabato 15 marzo 2014

gli ultrasogni :-)

che una dice: " i sogni...".
I sogni, si. L'unica cosa che penso in proposito, a "x"'anni, è che il nostro cervello di notte resetta, mette ordine, cestina e archivia, proprio così come ci ha insegnato a dire l'abitudine a usare i computer.
Ricordare, al mattino, o non ricordare, dipende dalla dolcezza del risveglio, o dalla frequenza dei - plurale - risvegli - notturni importuni.
'Sto sogno qui me lo ricordo; ha fatto così, per resistere e sopravvivere ed approdare alla luce del sole: a un certo punto ha messo come una mimetica, una finzione nella finzione nella quale dormendo mi dicevo: vabbè ma è stato un sogno, mi mettevo tranquilla, e poi però è ri-ritornato, sogno burlone, raccontandosi "no non era un sogno, è successo davvero!".
un vero furbetto, un "ultrasogno" quasi, tant'è che ora da sveglia me lo ricordo benissimo... :-)

via l. *****, cortile.
una macchina che assomiglia alla mia prima, più nel colore che nella forma
atmosfera da pre-gita, si aspetta tra amici altri amici che tardano
b insofferente, vorrebbe non essere lì, non essere costretto a esserci

arrivati tutti, si va (non c'è una meta)
macchine diverse
si concorda un itinerario

in macchina avviso b, che guida, che dobbiamo fare una deviazione
bisogna COMPRARE IL PANE
b si infastidisce l'aria scoppia della sua insofferenza

ci troviamo in cima a una discesa ripidissima
intanto che guida b dà di matto
io sono seduta dietro di lui, ho le gambe bloccate da un peso ma non so cosa sia
accanto a me un collega
al posto accanto al guidatore nessuno

la macchina prende velocità

capiamo tutti che b di lì a poco si getterà fuori dall'auto

abbiamo la convinzione di poter evitare il peggio
"che ci vuole?, saltiamo alla guida e recuperiamo"
TUTTI, la pensiamo così

poi b salta fuori davvero
la macchina è molto veloce la discesa accentuatissima

allora io scopro che non posso saltare fuori
sulle mie gambe è seduta mia cugina
il peso è lei, scrollarmela di dosso mi rallenta

a rilento ma saltiamo. chissà perché convinti che il modo più veloce di riprendere il controllo sia uscire e rientrare nell'auto in corsa dagli sportelli anteriori
ma la macchina schizza giù, accelerando
e ci sfugge, vuota

in fondo una curva
la guardiamo andare dritto e precipitare sfasciandosi nei prati

siamo tutti fuori
ma non c'è b

ero io che sognavo ma sentivo per quattro.

fantastica cosa sognare.

martedì 25 febbraio 2014

te lo dico, via...

volevo dirti questo. che amo mio figlio così, perché ad esempio lo mando al supermercato a comprare il sale per le spigole e mi chiama "mamma, grosso o fino?". perché amarli non è solo responsabilità, averli messi al mondo, fare in modo abbiano un futuro e una vita serena, siano adulti migliori di quanto non lo siamo noi. E' anche risa, gioco, rivivere ogni età con loro, industriarsi a comprenderli come intorno a un puzzle da duemila pezzi, o un rebus più difficile del solito.
E poi anche, volevo dirti, che è un pezzo di me e che se gli succedesse qualcosa morirei con lui certamente. questa è una cosa FISICA.
e che se per esempio mio marito capisse, che un pensiero così mi riesce e vien naturale condividerlo con te e non con lui, chissà forse mi lascerebbe andare.

domenica 23 febbraio 2014

descrizione

Faccio questa cosa, di andare ogni due settimane da mia madre, al cimitero di M..
Trovo tutti lì: mio padre e mia madre, i loro fratelli e sorelle, i loro genitori - i miei nonni- tutti insieme.
E' un posto sereno, grandi cipressi, silenzio, una via laterale al viale d'accesso, nella parte storica e monumentale del camposanto.
Ogni volta che vado ricordo quando andavo con mio padre, da bambina, e ricordo tutte le attenzioni e la cura che le zie mettevano nella cura della "cappella". Loro che, da "signorine", coi risparmi del lavoro di maestre, riuscivano a "costruire", mettendo da parte, facendo economia, e provvedendo, quando serviva, ai bisogni della famiglia del fratello, sposatosi tardi, la cui pensione a volte non era sufficiente a sostenere la famiglia che pure era riuscito ad avere, cioè noi, mia madre e io e mia sorella.
Che se ci penso, classe 1901 una e 1904 l'altra, orfane ragazzine del padre, cresciute dalla madre - spogliata della dote maritale dai parenti del nonno - hanno preso a morsi l'esistenza, e sono rimaste insieme ostinatamente cominciando a lavorare giovanissime da maestre, accudendo come un figlio il fratello più piccolo. orgogliose della loro educazione perbene, dignitosissime. Pulite.
Questa cappella funebre venne costruita negli anni sessanta. Oggi rimane e grazie a loro ospita tutti,  P. e S., questi in trasferta da A.,  le due famiglie da cui arriviamo noi, io e mia sorella. Le zie la curavano, facevano dire messa lì, ogni anno. Sino a che non sono andate ad occupare ognuna il posto che si era scelto, da viva.
Ora che dopo mio padre c'è anche mia madre, vado più spesso. Mia sorella invece mai.

Coi guanti tolgo le erbacce dalle aiuole.

Alcune volte mi fermo al centro, alzo lo sguardo e ripercorro dalle letterine di bronzo sul marmo di ogni loculo, tutte le date, nato morto mese e anno, e le differenze d'età, e cerco di immaginarmi i tempi le storie, per quelli che non ho mai conosciuto, e ricordo i momenti degli altri che ho conosciuto, e mi sento dentro a qualcosa; in transito, ma dentro.

E insomma, vado lì, c'è questa strada nuova che per il primo tratto si apre su un panorama ampio e incredibile, fa respirare.
Arrivo, parcheggio. Scelgo ogni volta dei fiori, sempre allo stesso banco, quando andavo coi miei c'era la madre, a tenerlo aperto, ora, come me, è rimasta la figlia, è molto più giovane di me, se le lasciassi una somma settimanale potrebbe provvedere lei, ma non mi decido. Ci scambiamo convenevoli, ci salutiamo all'arrivo e ci baciamo quando vado via, le restituisco cesoie e accendino.
Scelgo questi fiori, dicevo, le tinte, il profumo, la freschezza; mi immagino come sistemarli, un vaso grande, uno piccolo, due, quanti ceri, e entro. Percorro, spesso a passo sostenuto, il viale, mi addentro e arrivo.
Apro prego spazzo svuoto prego spolvero lavo e riempio i vasi prego acconcio il "verde" misuro conto le corolle prego compongo accorcio gli steli li pulisco delle foglie che sennò vengon marci subito prego sistemo i lumini allineo prego accendo facendo attenzione a non far colare la cera prego mi segno guardo l'effetto che fa se i colori sono venuti bene se le composizioni anche prego rimetto il lucchetto vado.
Ogni volta vorrei portare con me l'immagine.

ma poi mi pento e penso che sarebbe macabro averci tutte quelle foto sul cellulare. e quando vado via non corro.