oh insomma. che vado in libreria e giro e mi aggiro e non mi convince niente. come se i libri non mi parlassero più (ed è come quando non ti ricordi i sogni: tutto spento).
allora avrei deciso di fare così: ignorare le recensioni di fazio, ritagliare le pubblicità da linus, memorizzarne qualcuna dalla rubrica apposita (che non mi riesce, MAI) testare quelle di due tre o quattro tra quelli (bloggher/esse) che leggo, vedere quali sono quelle che poi alla fine - ma statisticamente, eh, che ho voglia di tornare a scomparire, nei libri - coincidono con i miei gusti, e procedere per il futuro in automatico.
Così. Un supporto. Chemmalefa?
"Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso non esiste più" (H. Harendt - Le origini del totalitarismo - 1951)
mercoledì 25 aprile 2012
venerdì 20 aprile 2012
con le giuste pretese non si compra mai
"DEVI lasciarmi andare."
pensavo questo. poi mi sono fermata e mi sono ricordata. che cavolo dico.
maffigurati. io?
che invece: dai quattordici ai sedici anni mi sono strafogata di cantautori italiani e che strano ritrovarci poi nelle occasioni tutta ma tutta la mia educazione sentimentale. quelle quattro cinque frasi che alla fine tornano sempre, come certi conti.
tipo questa, appunto: e con le giuste pretese non si compra mai
come un rigurgito dalla memoria profonda.
santa internet. che il titolo non me lo ricordavo, e neppure l'anno.
e santa mia mamma, che facevo riandare mille volte col tasto play tutte quelle vecchie cassette e non mi ha mai detto "basta cri hai stufato".
con le giuste pretese non si compra mai
che belle, le canzoni. ma anche ballare i lenti, e margherita, e a mano a mano.
ci credo che poi cose come questa qui ti restano scolpite, nel cervello.
pensavo questo. poi mi sono fermata e mi sono ricordata. che cavolo dico.
maffigurati. io?
che invece: dai quattordici ai sedici anni mi sono strafogata di cantautori italiani e che strano ritrovarci poi nelle occasioni tutta ma tutta la mia educazione sentimentale. quelle quattro cinque frasi che alla fine tornano sempre, come certi conti.
tipo questa, appunto: e con le giuste pretese non si compra mai
come un rigurgito dalla memoria profonda.
santa internet. che il titolo non me lo ricordavo, e neppure l'anno.
e santa mia mamma, che facevo riandare mille volte col tasto play tutte quelle vecchie cassette e non mi ha mai detto "basta cri hai stufato".
con le giuste pretese non si compra mai
che belle, le canzoni. ma anche ballare i lenti, e margherita, e a mano a mano.
ci credo che poi cose come questa qui ti restano scolpite, nel cervello.
sabato 14 aprile 2012
vento che tira via
ci sono poche cose e tante cose insieme.
un complimento a pasquetta, un amico da sempre che si ferma ti guarda e dice qualcosa a proposito della femminilità (stavo mangiando qualcosa, seduta gambe accavallate, piattino di carta in mano).
un collega timido che alla seconda occasione la coglie e ti dice che "buone quelle cose che ci hai portato grazie ma era la prima volta che le preparavi? ma allora erano buonissime!!!" e poi abbassa gli occhi e scappa.
poi una notizia di quelle che meglio mai: coetaneo, collega anche lui, non single, solo. fumatore. conferma sospetti. che tu ti fermi e pensi: ma perchè? che senso ha? e chi ci sarà accanto a lui?
poi un lavoro che per adesso ti tiene sempre come quando tiri la prima troppo a lungo.
e ancora: che leggi che oggi comincia la settimana della cultura e allora cerchi per regione e provincia e trovi che la tua è la più povera di "iniziative" tra tutte quelle della tua regione e che quello che c'è non è nemmeno della città che si vanta di essere grande, ma è dei posti più piccoli ma dove la cultura ha gettato semi che comunque anche nel fango continuano a fiorire.
e poi ladri, dovunque. e che ladri!!! e gentaglia che governa le vita delle persone.
poi c'è pure che hai trovato un cassetto, dentro di te, che riesci a chiudere quando serve, e dove custodisci alcune cose, di quelle che a maneggiarle bruciano le mani ( si può - si - ma poco, sennò fa male).
a prendersi sul serio, l'equivalente di una trentina di post, forse.
ma non mi va. viaggiare leggeri va bene, per ora.
un complimento a pasquetta, un amico da sempre che si ferma ti guarda e dice qualcosa a proposito della femminilità (stavo mangiando qualcosa, seduta gambe accavallate, piattino di carta in mano).
un collega timido che alla seconda occasione la coglie e ti dice che "buone quelle cose che ci hai portato grazie ma era la prima volta che le preparavi? ma allora erano buonissime!!!" e poi abbassa gli occhi e scappa.
poi una notizia di quelle che meglio mai: coetaneo, collega anche lui, non single, solo. fumatore. conferma sospetti. che tu ti fermi e pensi: ma perchè? che senso ha? e chi ci sarà accanto a lui?
poi un lavoro che per adesso ti tiene sempre come quando tiri la prima troppo a lungo.
e ancora: che leggi che oggi comincia la settimana della cultura e allora cerchi per regione e provincia e trovi che la tua è la più povera di "iniziative" tra tutte quelle della tua regione e che quello che c'è non è nemmeno della città che si vanta di essere grande, ma è dei posti più piccoli ma dove la cultura ha gettato semi che comunque anche nel fango continuano a fiorire.
e poi ladri, dovunque. e che ladri!!! e gentaglia che governa le vita delle persone.
poi c'è pure che hai trovato un cassetto, dentro di te, che riesci a chiudere quando serve, e dove custodisci alcune cose, di quelle che a maneggiarle bruciano le mani ( si può - si - ma poco, sennò fa male).
a prendersi sul serio, l'equivalente di una trentina di post, forse.
ma non mi va. viaggiare leggeri va bene, per ora.
venerdì 6 aprile 2012
buona pasqua
amiche figli uomini lavoro.
pianificazione pranzo pasqua e ricerca filologica su piatti della tradizione. per trenta e passa.
lista della spesa. il carrello con la solita ruotina sghemba. fatica. il dilemma uova si uova no ma i bambini. prenota il pane. le telefonate. cosa mi metto. magari i tacchi no che poi a fine giornata non mi sento più i piedi. ho preso tutto?
poi penso che è tre anni dal terremoto dell'aquila. che le immagini che han passato ieri su onna e il disastro non le avevo mai viste. Mi incazzo: non me le hanno mai fatte vedere! e penso che paese di schifo è un paese che non vuol vedere, che non agisce, che non aiuta?
boh. mi sento solissima e tutti questi pensieri tristi me li porto con me come una tartaruga. tanto da fuori non si vede.
pianificazione pranzo pasqua e ricerca filologica su piatti della tradizione. per trenta e passa.
lista della spesa. il carrello con la solita ruotina sghemba. fatica. il dilemma uova si uova no ma i bambini. prenota il pane. le telefonate. cosa mi metto. magari i tacchi no che poi a fine giornata non mi sento più i piedi. ho preso tutto?
poi penso che è tre anni dal terremoto dell'aquila. che le immagini che han passato ieri su onna e il disastro non le avevo mai viste. Mi incazzo: non me le hanno mai fatte vedere! e penso che paese di schifo è un paese che non vuol vedere, che non agisce, che non aiuta?
boh. mi sento solissima e tutti questi pensieri tristi me li porto con me come una tartaruga. tanto da fuori non si vede.
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