Sono così stanca.
Quando sono stanca così sono un legno. Ho i pensieri fermi, una sordina di preocupazioni latenti. Rido senza ridere. Pratico il distacco. Mi capita sempre di reagire così, a delusioni forti. Entro in uno stato come di stordimento. Sarà bene abbandonare l'idea che l'età adulta arrivi a proteggere da certi ceffoni.
Sarà bene pure abbandonare l'idea che esistano persone - poche - leali, o disinteressate.
Poi: devo andare a scuola di invidia. Che io non provandone quasi del tutto e per nessuno, non me ne accorgo, quando l'invidia degli altri mi cresce intorno. E non mi difendo. Mai.
Penso di dovere cominciare a sognare cose nuove, far partire progetti ..."cazzuti", come dice mia figlia.
Ebbasta di essere sempre così, buona e dialogante. Che non se ne fa niente nessuno. Sperimentarmi in altre "modalità"...
"Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso non esiste più" (H. Harendt - Le origini del totalitarismo - 1951)
sabato 30 aprile 2011
giovedì 14 aprile 2011
lingua italiana
scémo [ʃ'ʃemo]
p.pass., agg., s.m.
1 agg
sciocco, deficiente
2 agg
da persona sciocca
3 sm
persona sciocca
al femminile: scema.
(e se fosse semplicemente questo, quello che mi vuoi dire?)
p.pass., agg., s.m.
1 agg
sciocco, deficiente
2 agg
da persona sciocca
3 sm
persona sciocca
al femminile: scema.
(e se fosse semplicemente questo, quello che mi vuoi dire?)
martedì 12 aprile 2011
primo e secondo tempo. post lungo, cioè
Nel volgere breve di meno di ventiquattr'ore sono venuti a mancare, nel senso di morti deceduti (non mi piacciono tanto i giri di parole in questi casi), rispettivamente, la mamma e il papà di due miei cari amici.
Due funerali dunque.
La chiesa è un'istituzione classista.
Sei signora di circoli, "moglie di...", "madre...di"? allora è doveroso: minimo tre officianti, di cui uno si sentirà tenuto a gratificare i familiari, a fine rito, della descrizione dettagliata dei segnali sublimi della tua tardiva conversione, poi qualcuno di riconoscibile che accompagni l'organista cieco alla tastiera dell'organo ottocentesco testè restaurato, i volumi di tutto al massimo, uomini in nero alti e abbronzati, che, reggendola, la tua bara la alzano una bella spanna sopra tutte le teste. No proprio: perchè sia chiaro.
Non lo sei? hai condotto una vita onesta, allevato figli onesti e sfortunatissimi, hai amato riamato tua moglie per più di cinquant'anni? ti accompagnerà un francescano bassino grassottello sincero, di eloquio stringato, gli amici di tuo figlio a sorreggerti la bara, musica, forse, ma registrata. Al tuo funerale poche pompe e molti sorrisi. Soprattutto tutto rapido, niente soffermarsi dolorosamente compiaciuti. Via via, andare, che dopo c'ho i ragazzini del catechismo.
(sarò strana, ma poche cose come un funerale mi rendono la sensazione della vita)
In più, pensavo: alla mia età, all'età degli amici di più lunga data che frequento, è normale succeda, di perdere i pezzi più vecchi della famiglia: mi sa che è cominciato il giro.
In più, pensavo: alla mia età, all'età degli amici di più lunga data che frequento, è normale succeda, di perdere i pezzi più vecchi della famiglia: mi sa che è cominciato il giro.
Ma il dolore sordo della mia ex compagna di classe, che piangendo, mi diceva - a proposito della scomparsa della mamma - "adesso è cambiato tutto", non lo sentivo mio, mi è risuonato estraneo.
Io, che la mia mamma la tengo con me perchè è vecchietta ed è come tornata bambina, non lo dirò, "è cambiato tutto ora che non c'è"; e so anche perchè: perchè da figlia di genitori considerati "anziani" (per l'epoca: 41 mia madre, 56 mio padre) me lo sono rivissuto centomille volte, il momento in cui non ci sarebbero stati più. Mille volte. Tutto tutto già visto immaginato pianto.
I miei coetanei invece no. Per loro è inaspettato, sempre.
Che poi invece oggi le mamme di quarant'anni sono la norma, o quasi. E anche i papà di sessanta, non stupiscono. E infatti i miei erano davvero i genitori più "moderni", tra quelli del mio gruppo di amici.
E insomma, sono contenta.
domenica 10 aprile 2011
rivelazioni
Il mio parrucchiere mi odia.
Se ho un appuntamento, arrivo sempre in ritardo. Oppure arrivo senza appuntamento. Oppure arrivo in orario di chiusura. Mi conosce da vent'anni, però, e praticamente ormai ci fa affidamento, sui miei ritardi. Poi sono anche una che si mette lì ed è capace di stare zitta, chessò, servono dodici ore? dodici ore. Basta mi diano da leggere. Divoro paccate di settimanali femminili, quelli da un chilo tutta pubblicità, e giornaletti gossippari, che così recupero sul versante pettegolezzo, ché la settimana me la passo chiusa tra quattro mura le scadenze l'abitacolo della macchina qualche "mangia!" "corri!" "vestiti!" "studia!", qualche telefonata alla mia amica e stop.
E, a parte che ogni volta mi riprometto di mangiar meno perchè più magre, cavolo, ci si veste meglio, c'è poco da dire: in genere l'effetto è buono e svagante, i pensieri pesanti retrocedono e si aprono spazi.
Stavolta però. Chi l'avrebbe mai immaginato. Ho capito!
Quasi meglio di saulo/paolo sulla via di Damasco! Meglio che una folgorazione alla terzani dopo mesi di meditazione in cima al monte più alto del mondo, laddove che la mancanza di ossigeno ti costringe ad attivare al massimo i neuroni.
Ho capito che un paese dove c'è un povero stronzo al quale è consentito, dietro - immagino lauto - compenso, non solo pensare e scrivere, ma anche pubblicare cose tipo questa, su un settimanale ad alta tiratura senza riguardo o capacità o onestà intellettuale (e non vado oltre, perchè mi verrebbe da esagerare ma in quanto povero stronzo a caccia di pubblicità non se lo merita nemmeno) E' DAVVERO PIU' UN PAESE SENZA SPERANZE.
(che poi: una spera sempre, anche di fronte ai fatti più catastrofici, come faceva vedere gramellini ieri sera, perchè non si può rinunciare al pensiero che il bene prima o poi possa vincere. Ma poi ci sono le cose piccole come questa, che ti rimettono con i piedi per terra...)
giovedì 7 aprile 2011
si vota
La città dove vivo è sul punto di rivotare per il Sindaco.
Si arriva da cinque anni di centrodestra.
Questi cinque anni hanno prodotto cinque sei sette rotatorie, centri commerciali, una terribile lottizzazione a corrodere i margini di un territorio parco naturale in pectore, accordi coi costruttori, desertificazione del centro storico, centri commerciali, teatri e biblioteche chiusi da sempre, cinema a sparire, verde a sparire, notti bianche feste e festicciole, centri commerciali, mega parcheggi sotterranei pensati per decongestionare ma scavati sotto ai palazzi del centro, quindi destinati all'inverso a congestionare (e peraltro mai aperti), no trasporti pubblici, no nidi, no edilizia scolastica, cantieri e promesse di cantieri, ad oltranza, perche "grande" è solo ciò che occupa spazio, no tutela del territorio, si prostituzione a riempire le case vecchie che nessuno ristruttura, così poi si comprano a poco, e un porto nuovo di fronte al nulla e barche e "ma hai visto chi c'è? il figlio di gheddafi!" "fantastiche queste banchine" "meglio delle spiagge di prima" "suggestive queste luci blu" "sembra rimini" and so on.
Poi però dietro alle siepi dentro le aiuole sotto alle palme ammosciate dal punteruolo gli ambulanti abusivi a dormire sui cartoni, il piscio e la puzza e le mosche, a un metro dalle signorine in minigonna e calicino spumantino tra le mani.
Lui - l'uscente - ovviamente si ripresenta.
Giovane, ignorante q.b., grezzo chepperò ti scatta l'identificazione: non ti pare, poi, in fondo in fondo, tanto meglio di te, ti dà l'idea che potresti in qualunque momento entrare nel giro, l'amico per definizione, e per questo lo voti.
Troneggia tronfio da quasi due mesi dai manifesti: posa sbracata sicura, cravatta per traverso, pare dire "io può".
Lui che gli si contrappone, invece.
Intanto tutto il CS, che non è poco. Poi anche la società civile, per intenderci soprattutto insegnanti, precari ad alta scolarizzazione sul filo dei quaranta, professionisti, gente d'arte e cultura, giovani, studenti.
Ha scelto una campagna sottotono: molte belle facce pulite, prima, poi la sua e pochi ma significativi messaggi, cose semplici e sensate:
"credo fermamente che il nucleare non sia il futuro"
"credo nella solidarietà per lenire le ingiustizie sociali"
e via così.
Fermamente. Lenire.
lo voterei anche solo per come mostra di rispettare l'italiano.
DOVETE ANDARE VIA. ORA!
- "GELINDO CERVI SONO IO"
- "..."
- si si
- "..."
- diecimila magliette taglie varie, bandiere un milione
- "..."
- fondo rosso, naturalmente
- "..."
- servirebbero prossima settimana, comincia la rivoluzione di pace
- "..."
- ok grazie, attendo vostre
click.
- "..."
- si si
- "..."
- diecimila magliette taglie varie, bandiere un milione
- "..."
- fondo rosso, naturalmente
- "..."
- servirebbero prossima settimana, comincia la rivoluzione di pace
- "..."
- ok grazie, attendo vostre
click.
martedì 5 aprile 2011
per esempio succede
Che un pomeriggio di aprile inaspettato ci ritrova in due, in macchina, da soli. Dopo un'esagerazione di tempo che non succedeva. Destinazione una mostra-mercato d'arte moderna, alla quale ci è venuta voglia d'andare. Cioè, me lo hai proposto e ti ho detto si, e tu non te lo aspettavi. La giornata merita, è bella, c'è il sole, vale la pena uscire. In macchina poco da dire: lato passeggero, lascio scorrere via il paesaggio, che conosco e amo. Penso a quando sarà, che potremo sostituire questa strada lunga e pericolosa con una più sicura bretella autostradale, ma mi raffiguro i politici cui l'ardua missione è demandata, e cancello l'idea. Entrati, conosciamo la titolare di una delle gallerie invitate ad esporre. Ci intratteniamo. Guardiamo i quadri. Nello stand accanto altri quadri, la galleria è una galleria di Barcellona, gli artisti spagnoli. Ci troviamo a guardarne uno, decidiamo di comprarlo. Poi torniamo di là, ne scegliamo un altro; questo però costa davvero e qualcosa si contratta. Ma va in porto.
Come se davanti a noi ci fosse un tempo lungo ancora una casa da condividere per sempre.
Dentro di me voci come sotto anestetico. Ma quante volte, e quanto piccole, ci si sposa di nuovo, dentro a una relazione che dura?
sabato 2 aprile 2011
fuori tempo e basta
Perché quando è, il tempo di aprire un blog?
A leggere qui è lì, sul web, mi sembra di avere già saltato tutti i momenti “utili”, nella vita di un essere umano di sesso femminile: quando mi preparavo al matrimonio (ma allora internet forse non c’era ancora, di certo nessuno ancora aveva inventato un web-log, figuriamoci poi da adolescente), la prima gravidanza, la maternità, la seconda, la “donna moglie mamma che lavora”, il mini impegno nella dimensione del collettivo, il lavoro, il lavoro, il lavoro...
A leggere qui è lì, sul web, mi sembra di avere già saltato tutti i momenti “utili”, nella vita di un essere umano di sesso femminile: quando mi preparavo al matrimonio (ma allora internet forse non c’era ancora, di certo nessuno ancora aveva inventato un web-log, figuriamoci poi da adolescente), la prima gravidanza, la maternità, la seconda, la “donna moglie mamma che lavora”, il mini impegno nella dimensione del collettivo, il lavoro, il lavoro, il lavoro...
Quando, dunque?
Molti dei blog che leggo – saranno un due, tre anni al massimo - capisco sono nati dalla necessità di prendersi cura di se stesse/i: ebbene ma la mia psi dice che, con me, non ci guadagnerà mai nessuno, dei suoi colleghi (lei è della mutua), perché c’ho come un difetto di fabbrica che associato alla poca memoria mi salva dallo scoramento profondo.
Che poi, a furia di sbirciare quelli altrui, ho capito pure che serve un narciso robusto e complessivamente pacificato, e che i più belli restano quelli che riescono a fare, di un’esistenza vera, una storia a puntate, che poi diventa una sorta di "dipendenza" leggere. Tipo soap(opera).
Molti dei blog che leggo – saranno un due, tre anni al massimo - capisco sono nati dalla necessità di prendersi cura di se stesse/i: ebbene ma la mia psi dice che, con me, non ci guadagnerà mai nessuno, dei suoi colleghi (lei è della mutua), perché c’ho come un difetto di fabbrica che associato alla poca memoria mi salva dallo scoramento profondo.
Che poi, a furia di sbirciare quelli altrui, ho capito pure che serve un narciso robusto e complessivamente pacificato, e che i più belli restano quelli che riescono a fare, di un’esistenza vera, una storia a puntate, che poi diventa una sorta di "dipendenza" leggere. Tipo soap(opera).
O come tornare a ritrovarsi dentro a un monitor e dirsi: “ho visto tutto quello che c’era da vedere, lì fuori, ma non mi piace tanto, preferisco qui”.
Oppure che si hanno un mucchio di cose serie da dire.
Boh non so. Forse ci sono solo due cose e basta: esprimersi, e scrivere. Per ora questo. Poi si vedrà.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)