sabato 23 maggio 2015

CRONACHE DA MARTE

Nel pomeriggio di ieri 22 maggio 2015 ho partecipato ai lavori di un Convegno organizzato da un Laboratorio politico locale sui temi della legalità e della trasparenza (negli appalti pubblici).
L’Ente per cui lavoro mi ha di recente affidato l’incarico di  Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, ed in realtà speravo, da principiante, di poter attingere all'esperienza di altri che magari fossero impegnati sul campo ormai da qualche anno.
Non è stato così. 
Invece mi sono ricordata di quando facevo "politica" io, e di come i convegni si organizzassero per verificare il livello di consenso e partecipazione degli aderenti al partito, per dare segnali di presenza sulla scena politica locale e mettere alla prova la propria capacità di “presa” sulla stampa cittadina.
Fare “rete”, mettere intorno allo stesso tavolo presenze di rango istituzionale, riempire l’auditorio, testare la fidelizzazione degli iscritti: mi sono ricordata di queste ansie, e mi sono ritrovata contenta di essermene liberata.
Non mi fa piacere, non mi vestono comodi i panni dell’"antipolitica” (non mi piacciono per "default"...; e quale poi? oggi va di moda, "ne stanno", di "antipolitica", duemila fogge diverse, sul mercato della comunicazione, è capace di risultare a tratti "antipolitico" anche vespa...).
Epperò.
Il “fustigatore” di turno, ad introdurre i lavori.
Il politico della destra storica di questa regione, fatto paladino dell’antimafia in era crocettiana (“sennò stavo al Governo, stavo...”)
la signora di esperienza, brava e grande coltivatrice di elettori, che elenca le malefatte del sindaco grillino in carica, dimenticandosi di quelle del saltafossi precedente, della cui maggioranza ha fatto parte come assessora
il giornalista “che ci faccio qui?”
l’imprenditore “lasciateci lavorare, troppe regole”
l’avvocato “ve lo spiego io, perchè...”
il colonnello “lavoriamo tanto stringiamo poco”
Tutta questa gente a dire che il bello ed il cattivo tempo lo fanno i dirigenti delle P.A. Che il potere è lì, che la mafia è lì.
E lo raccontavano a: coppie di anziani, giovanotti rampanti, vecchie conoscenze (compagni e amici nei partiti di prima).  Si processavano gli assenti, cioè.
E mi sembrava di stare su Marte. 
Solo poche ore prima, nell'ente – piccolo e squattrinato - in cui lavoro, un procedimento disciplinare, miracolosamente avviato nei confronti di un assurdo minuscolo piccolo gruppo “dirigente”, sopravvissuto (zombie) al naufragio della precedente leadership, mantenuto inutilmente in carica dalla nuova per ignavia,  si è legittimamente concluso con l’equivalente di un nulla di fatto. Perché chi avrebbe il potere di cambiarle davvero le cose, al dunque, non le cambia. Perché il malcostume di uno, oggi, può venir buono, domani, a qualcun’altro.
Questi che ci vengono a raccontare di una “politica” buona e vittima del sistema (le norme complicate che consentono ai dirigenti amministrativi di coltivare clientele e favorire mafiosamente a caso con spreco di soldi e disseminando ingiustizia) sono quelli – gli stessi - che delegano alla magistratura ed ai Cantone del momento (come anche ai presidi sceriffi...) le scelte vere.
Loro non ne fanno. Sono financo in grado di dire ai propri elettori: “beh, che ti aspettavi? Se lo sapevi, che ero un disonesto, perché mi hai eletto? È colpa tua!”


All'applauso in memoria di Falcone ho pregato perchè in cielo – dove sono sicura stia - non gliene arrivasse eco. E ragiono da stanotte se dare e come le dimissioni da RPC.

martedì 16 dicembre 2014

sorprese

ah si. come quando partoristi FF di 30 settimane.
che non te lo aveva detto nessuno, che i figli si potevano anche partorire prima del tempo.
ed ecco che: una babiminiminuscola figliola in termoculla. alè.

così ora: e chi mai avrebbe potuto immaginare, o anche suggerire...che per es una delle spiegazioni possibili, alla freddezza, al distacco, alla mancanza di coinvolgimento, alla mancanza di intimità - tutto, tutto quello che ti ha fatto soffrire, in questi anni, potesse essere: gli piacciono gli uomini ma non ha il coraggio di dirlo nemmeno a sè stesso?

GLI

PIACCIONO

GLI

UOMINI

cioè, ti tromba. ok. a volte ti  lecca pure. ti dice che gli piace, quando sei liscia e glabra come una ragazzina prepubere.

però: quando ti mette ( anzi, quando ti metti, perchè a te piace) a novanta, in verità
sotto sotto
nei suoi pensieri
negli occhi chiusi
sotto le sue mani

nel suo venire stranamente prima, del solito

pensa alle spalle PELOSE di un ragazzo.
ai fianchi stretti e a un culo, coi peli.



la cosa peggiore ( o solo buffa) è che anche a questo, si sopravvive. la vita è come quella cosa di dante, che a nessuno che ama perdona amare. non ti è perdonato, di vivere.

martedì 15 aprile 2014

Non va bene niente, no no.

Bah. Ma che senso ha? E ora?

Tutte le chiacchiere sulle quote (rosa).
Su se e quanto si possano tollerare come misure temporanee, finalizzate a recuperare gli spazi della rappresentanza presidiati dai maschi di potere, sempre e dovunque, senza vergogna - e a dire il vero senza nemmeno troppa resistenza, da parte delle donne.

(ogni singolo minuto di silenzio sull'obiezione ipocrita dei medici che a gratis, no, ma, a pagamento, si.
tutti gli occhi chiusi su come e quanto accoglie, l'italia, la speranza di vivere che ci regalano, all'approdo, i gommoni zeppi di donne e di uomini, se va bene stremati da fame e maldimare, nemmeno fossimo un grande paese.
quelli che la vita delle persone non sono fatti loro, e piano piano la finiscono, come leccandosi un cono gelato.)

tre signore di potere hanno accettato di fare lo stesso lavoro di tre signori per un quarto del prezzo.
con ciò contribuendo a ripulire la faccia di chi non ha avuto il coraggio (aka:. ritenuto conveniente e politicamente utile) rompere quegli equilibri nei luoghi simbolici nei quali andava fatto.

Che coglione, 'ste signore. Io grazie non glielo dico. A nome del "genere", proprio no.

p.s.: maaa.... menichini e filippo facci... sono la stessa persona? si, vero? ;-)

sabato 29 marzo 2014

Ogni giorno, le stesse scale...

Non credo sarà comprensibile nulla, mai, a nessuno, di quello che vivo in questo periodo.
Volessi lasciarne traccia, dovrei dedicare tempo alla scrittura.
Nelle discussioni, nei racconti a voce, la descrizione delle situazioni si fa scialba, anonima, tutto già visto e già sentito, chi ascolta recepisce coi filtri dell'esperienza personale, e quello che significa per me, un aggettivo ad esempio, non vale per l'altro tanto quanto.

Ad esempio adesso: come descrivere questa sensazione che ho, di non essere sola, di avere ancora l'idea che possa esserci qualcuno, di là, con il quale finire un discorso cominciato, lasciato in sospeso, ma ancora lì, bisognoso di arrivare alla fine...
Invece sono, sola. DEL TUTTO definitivamente sola. Per oggi. E domani sarà di nuovo. E poi ancora nei giorni a a venire. Una quotidiana apocalissi/discesa all'inferno.

Il tipo di ieri mi chiedeva un elenco, di brutture.
Non sono riuscita a farglielo.
"beve?" "si droga?" "da quanto non avete rapporti?"

"no". "no". "...".

mi serve di trovare le parole per descriverlo, questo deserto.
poi, magari, anche di provare a capire perché, ho deciso di attraversarlo, e così a lungo. Ma poi, non ora.

mercoledì 19 marzo 2014

com'è umano, lei ;-)

Lo fai sempre.
Dacché ti conosco.
Ogni volta che ti arriva esplicito un ti amo.
Metti i paletti.
Rispieghi le regole.
“Si gioca così” mi dici.
“Io sto con ***.  Noi due giochiamo. Se ti va di giocare. Sennò no.”
 ...

sabato 15 marzo 2014

gli ultrasogni :-)

che una dice: " i sogni...".
I sogni, si. L'unica cosa che penso in proposito, a "x"'anni, è che il nostro cervello di notte resetta, mette ordine, cestina e archivia, proprio così come ci ha insegnato a dire l'abitudine a usare i computer.
Ricordare, al mattino, o non ricordare, dipende dalla dolcezza del risveglio, o dalla frequenza dei - plurale - risvegli - notturni importuni.
'Sto sogno qui me lo ricordo; ha fatto così, per resistere e sopravvivere ed approdare alla luce del sole: a un certo punto ha messo come una mimetica, una finzione nella finzione nella quale dormendo mi dicevo: vabbè ma è stato un sogno, mi mettevo tranquilla, e poi però è ri-ritornato, sogno burlone, raccontandosi "no non era un sogno, è successo davvero!".
un vero furbetto, un "ultrasogno" quasi, tant'è che ora da sveglia me lo ricordo benissimo... :-)

via l. *****, cortile.
una macchina che assomiglia alla mia prima, più nel colore che nella forma
atmosfera da pre-gita, si aspetta tra amici altri amici che tardano
b insofferente, vorrebbe non essere lì, non essere costretto a esserci

arrivati tutti, si va (non c'è una meta)
macchine diverse
si concorda un itinerario

in macchina avviso b, che guida, che dobbiamo fare una deviazione
bisogna COMPRARE IL PANE
b si infastidisce l'aria scoppia della sua insofferenza

ci troviamo in cima a una discesa ripidissima
intanto che guida b dà di matto
io sono seduta dietro di lui, ho le gambe bloccate da un peso ma non so cosa sia
accanto a me un collega
al posto accanto al guidatore nessuno

la macchina prende velocità

capiamo tutti che b di lì a poco si getterà fuori dall'auto

abbiamo la convinzione di poter evitare il peggio
"che ci vuole?, saltiamo alla guida e recuperiamo"
TUTTI, la pensiamo così

poi b salta fuori davvero
la macchina è molto veloce la discesa accentuatissima

allora io scopro che non posso saltare fuori
sulle mie gambe è seduta mia cugina
il peso è lei, scrollarmela di dosso mi rallenta

a rilento ma saltiamo. chissà perché convinti che il modo più veloce di riprendere il controllo sia uscire e rientrare nell'auto in corsa dagli sportelli anteriori
ma la macchina schizza giù, accelerando
e ci sfugge, vuota

in fondo una curva
la guardiamo andare dritto e precipitare sfasciandosi nei prati

siamo tutti fuori
ma non c'è b

ero io che sognavo ma sentivo per quattro.

fantastica cosa sognare.

martedì 25 febbraio 2014

te lo dico, via...

volevo dirti questo. che amo mio figlio così, perché ad esempio lo mando al supermercato a comprare il sale per le spigole e mi chiama "mamma, grosso o fino?". perché amarli non è solo responsabilità, averli messi al mondo, fare in modo abbiano un futuro e una vita serena, siano adulti migliori di quanto non lo siamo noi. E' anche risa, gioco, rivivere ogni età con loro, industriarsi a comprenderli come intorno a un puzzle da duemila pezzi, o un rebus più difficile del solito.
E poi anche, volevo dirti, che è un pezzo di me e che se gli succedesse qualcosa morirei con lui certamente. questa è una cosa FISICA.
e che se per esempio mio marito capisse, che un pensiero così mi riesce e vien naturale condividerlo con te e non con lui, chissà forse mi lascerebbe andare.