domenica 23 febbraio 2014

descrizione

Faccio questa cosa, di andare ogni due settimane da mia madre, al cimitero di M..
Trovo tutti lì: mio padre e mia madre, i loro fratelli e sorelle, i loro genitori - i miei nonni- tutti insieme.
E' un posto sereno, grandi cipressi, silenzio, una via laterale al viale d'accesso, nella parte storica e monumentale del camposanto.
Ogni volta che vado ricordo quando andavo con mio padre, da bambina, e ricordo tutte le attenzioni e la cura che le zie mettevano nella cura della "cappella". Loro che, da "signorine", coi risparmi del lavoro di maestre, riuscivano a "costruire", mettendo da parte, facendo economia, e provvedendo, quando serviva, ai bisogni della famiglia del fratello, sposatosi tardi, la cui pensione a volte non era sufficiente a sostenere la famiglia che pure era riuscito ad avere, cioè noi, mia madre e io e mia sorella.
Che se ci penso, classe 1901 una e 1904 l'altra, orfane ragazzine del padre, cresciute dalla madre - spogliata della dote maritale dai parenti del nonno - hanno preso a morsi l'esistenza, e sono rimaste insieme ostinatamente cominciando a lavorare giovanissime da maestre, accudendo come un figlio il fratello più piccolo. orgogliose della loro educazione perbene, dignitosissime. Pulite.
Questa cappella funebre venne costruita negli anni sessanta. Oggi rimane e grazie a loro ospita tutti,  P. e S., questi in trasferta da A.,  le due famiglie da cui arriviamo noi, io e mia sorella. Le zie la curavano, facevano dire messa lì, ogni anno. Sino a che non sono andate ad occupare ognuna il posto che si era scelto, da viva.
Ora che dopo mio padre c'è anche mia madre, vado più spesso. Mia sorella invece mai.

Coi guanti tolgo le erbacce dalle aiuole.

Alcune volte mi fermo al centro, alzo lo sguardo e ripercorro dalle letterine di bronzo sul marmo di ogni loculo, tutte le date, nato morto mese e anno, e le differenze d'età, e cerco di immaginarmi i tempi le storie, per quelli che non ho mai conosciuto, e ricordo i momenti degli altri che ho conosciuto, e mi sento dentro a qualcosa; in transito, ma dentro.

E insomma, vado lì, c'è questa strada nuova che per il primo tratto si apre su un panorama ampio e incredibile, fa respirare.
Arrivo, parcheggio. Scelgo ogni volta dei fiori, sempre allo stesso banco, quando andavo coi miei c'era la madre, a tenerlo aperto, ora, come me, è rimasta la figlia, è molto più giovane di me, se le lasciassi una somma settimanale potrebbe provvedere lei, ma non mi decido. Ci scambiamo convenevoli, ci salutiamo all'arrivo e ci baciamo quando vado via, le restituisco cesoie e accendino.
Scelgo questi fiori, dicevo, le tinte, il profumo, la freschezza; mi immagino come sistemarli, un vaso grande, uno piccolo, due, quanti ceri, e entro. Percorro, spesso a passo sostenuto, il viale, mi addentro e arrivo.
Apro prego spazzo svuoto prego spolvero lavo e riempio i vasi prego acconcio il "verde" misuro conto le corolle prego compongo accorcio gli steli li pulisco delle foglie che sennò vengon marci subito prego sistemo i lumini allineo prego accendo facendo attenzione a non far colare la cera prego mi segno guardo l'effetto che fa se i colori sono venuti bene se le composizioni anche prego rimetto il lucchetto vado.
Ogni volta vorrei portare con me l'immagine.

ma poi mi pento e penso che sarebbe macabro averci tutte quelle foto sul cellulare. e quando vado via non corro.

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