sabato 29 marzo 2014

Ogni giorno, le stesse scale...

Non credo sarà comprensibile nulla, mai, a nessuno, di quello che vivo in questo periodo.
Volessi lasciarne traccia, dovrei dedicare tempo alla scrittura.
Nelle discussioni, nei racconti a voce, la descrizione delle situazioni si fa scialba, anonima, tutto già visto e già sentito, chi ascolta recepisce coi filtri dell'esperienza personale, e quello che significa per me, un aggettivo ad esempio, non vale per l'altro tanto quanto.

Ad esempio adesso: come descrivere questa sensazione che ho, di non essere sola, di avere ancora l'idea che possa esserci qualcuno, di là, con il quale finire un discorso cominciato, lasciato in sospeso, ma ancora lì, bisognoso di arrivare alla fine...
Invece sono, sola. DEL TUTTO definitivamente sola. Per oggi. E domani sarà di nuovo. E poi ancora nei giorni a a venire. Una quotidiana apocalissi/discesa all'inferno.

Il tipo di ieri mi chiedeva un elenco, di brutture.
Non sono riuscita a farglielo.
"beve?" "si droga?" "da quanto non avete rapporti?"

"no". "no". "...".

mi serve di trovare le parole per descriverlo, questo deserto.
poi, magari, anche di provare a capire perché, ho deciso di attraversarlo, e così a lungo. Ma poi, non ora.

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