Nel pomeriggio di ieri 22 maggio 2015 ho partecipato ai lavori di un
Convegno organizzato da un Laboratorio politico locale sui temi della legalità
e della trasparenza (negli appalti pubblici).
L’Ente per cui lavoro mi ha di recente affidato l’incarico di Responsabile per la Prevenzione della Corruzione
e della Trasparenza, ed in realtà speravo, da principiante, di poter attingere
all'esperienza di altri che magari fossero impegnati sul campo ormai da qualche
anno.
Non è stato così.
Invece mi sono ricordata di quando facevo "politica" io, e di
come i convegni si organizzassero per verificare il livello di consenso e
partecipazione degli aderenti al partito, per dare segnali di presenza sulla
scena politica locale e mettere alla prova la propria capacità di “presa” sulla
stampa cittadina.
Fare “rete”, mettere intorno allo stesso tavolo presenze di rango
istituzionale, riempire l’auditorio, testare la fidelizzazione degli iscritti:
mi sono ricordata di queste ansie, e mi sono ritrovata contenta di essermene
liberata.
Non mi fa piacere, non mi vestono comodi i panni dell’"antipolitica”
(non mi piacciono per "default"...; e quale poi? oggi va di moda, "ne stanno", di "antipolitica", duemila fogge diverse, sul mercato
della comunicazione, è capace di risultare a tratti "antipolitico" anche vespa...).
Epperò.
Il “fustigatore” di turno, ad introdurre i lavori.
Il politico della destra storica di questa regione, fatto paladino dell’antimafia in era
crocettiana (“sennò stavo al Governo, stavo...”)
la signora di esperienza, brava e grande coltivatrice di elettori, che
elenca le malefatte del sindaco grillino in carica, dimenticandosi di quelle del saltafossi precedente, della cui maggioranza ha fatto parte come assessora
il giornalista “che ci faccio qui?”
l’imprenditore “lasciateci lavorare, troppe regole”
l’avvocato “ve lo spiego io, perchè...”
il colonnello “lavoriamo tanto stringiamo poco”
Tutta questa gente a dire che il bello ed il cattivo tempo lo fanno i
dirigenti delle P.A. Che il potere è lì, che la mafia è lì.
E lo raccontavano a: coppie di anziani, giovanotti rampanti, vecchie
conoscenze (compagni e amici nei partiti di prima). Si processavano gli assenti, cioè.
E mi sembrava di stare su Marte.
Solo poche ore prima, nell'ente –
piccolo e squattrinato - in cui lavoro, un procedimento disciplinare, miracolosamente avviato
nei confronti di un assurdo minuscolo piccolo gruppo “dirigente”, sopravvissuto
(zombie) al naufragio della precedente leadership, mantenuto inutilmente in
carica dalla nuova per ignavia, si è
legittimamente concluso con l’equivalente di un nulla di fatto. Perché chi
avrebbe il potere di cambiarle davvero le cose, al dunque, non le cambia. Perché il malcostume di uno, oggi, può venir buono, domani, a qualcun’altro.
Questi che ci vengono a raccontare di una “politica” buona e vittima
del sistema (le norme complicate che consentono ai dirigenti amministrativi di
coltivare clientele e favorire mafiosamente a caso con spreco di soldi e
disseminando ingiustizia) sono quelli – gli stessi - che delegano alla
magistratura ed ai Cantone del momento (come anche ai presidi sceriffi...) le
scelte vere.
Loro non ne fanno. Sono financo in grado di dire ai propri elettori: “beh,
che ti aspettavi? Se lo sapevi, che ero un disonesto, perché mi hai eletto? È colpa
tua!”
All'applauso in memoria di
Falcone ho pregato perchè in cielo – dove sono sicura stia - non gliene
arrivasse eco. E ragiono da stanotte se dare e come le dimissioni da RPC.
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