Tipo: tre ore. A discutere. Anzi no: tre ore passate ad ascoltare, macinando pensieri, concentrata su quello che veniva detto. Anche un po' legnosa, non sono sicura di avere lasciato entrare tutto quello che il gruppo respirava. Cioè, credo, almeno: che poi alla fine scopro sempre di essere rimasta l'unica a prendere sul serio certi discorsi, e di essere una delle poche che almeno ci prova, a non autoriferire tutto quello che viene detto.
In questo posto di lavoro a volte ci lasciamo andare alla voglia di dire messa: si dipingono scenari apocalittici, ci si colloca al centro esatto di tutto l'universo creato, si chiamano pentimenti epocali, si paventano disastri all'altezza delle piaghe d'egitto, si chiude con la speranza di una sempre rinnovata riconciliazione, che il nemico fuori pressa e bisogna serrare i ranghi.
Ma io nella mia vita non ci sono mai riuscita, a prendermi così tanto e convintamente sul serio.
Figuriamoci se imparo ora.
Sono fuori, lo capisco.
E non ho voglia di abbassare una difesa che sia una; voglio restare coriacea per sempre.
E capisco, di più, se necessario ancora più profondo, che è un miracolo, quello che ti ha messo dentro la mia vita di adesso.
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