I tempi della mattina.
Caffellatte. Un giro su internet. Una ricetta più qualcosa su donne, farfalle, e violenza. E basta.
Si fa il momento di prepararsi per uscire. Vengo di là. Tu hai già quasi finito. Decido che è idiota non rompere questo silenzio.
…
“Quand’è che ci sediamo a tavolino?”
“Quando vuoi, tanto ormai…”
“Si, ma quando?”
“Anche subito…”
“Ma quando?”
“Decidi tu, io sono qui…”
“Ma quando? Lo sai che a pranzo no, a cena no, non siamo mai soli…”
“Fai tu…”
“Va bene allora magari ti chiamo così se riesco a sganciarmi…in mattinata…”
“No, eh! Quando lavoro no!...”
“Ma allora quando?”
“Sabato, Domenica…”
“ma figurati, lo sai che non ci sei mai…”(è martedì, cazzo, cosa speri? che cambi idea? n.d.r.)
“ …magari mi organizzo…”
…
Sarà così per tutto questo periodo, sono sicura.
Devo essere brava a non farmi condizionare dalla tristezza che le tue reazioni riescono a mettermi addosso. Recuperi il controllo sulla tua emotività, smetti di essere insultante, e mi scatafasci addosso valanghe di indifferenza ... che sono piombo, e mi paralizzano …
che è, appunto, quello che vuoi, o che speri...
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